Protezione solare per bambini e adulti: come sceglierla davvero
Ogni anno a giugno, in cabina, mi arriva la stessa domanda: “Simona, quale solare prendo?” E quasi sempre dietro c’è un po’ di confusione: SPF alto o basso, latte o spray, la pelle dei bambini che è diversa dalla nostra. Allora mettiamo ordine con calma. La protezione solare per bambini e adulti non è una scienza complicata, una volta che sai cosa guardare.
Il sole c’è anche quando non ci pensi
I raggi UV non lavorano solo sotto l’ombrellone a Ferragosto. Ci sono mentre porti i bambini al parco, mentre sei in giardino a stendere, mentre guidi con il braccio appoggiato al finestrino. Qui in Brianza, a giugno, bastano una passeggiata e un po’ di distrazione per tornare a casa con la pelle che tira.
Per questo metto la crema solare nella stessa categoria del lavarsi i denti: un gesto della giornata, da fare senza pensarci. Vale per te e vale per i bambini, anche nei giorni in cui il cielo è coperto — le nuvole filtrano poco, i raggi passano lo stesso.
Che SPF scegliere, per te e per i bambini
L’SPF è quel numero grande sulla confezione: ti dice quanto sei protetta dai raggi UVB, quelli delle scottature. Le regole che do alle mie clienti sono semplici e funzionano per quasi tutti:
- Bambini: sempre 50+, senza pensarci. La loro pelle è più sottile e si scotta in fretta.
- Pelle chiara, che si arrossa subito, o giornate intere all’aperto: 50+ anche per te.
- Pelle che si abbronza facile e già un po’ dorata: puoi scendere a 30, ma non meno, almeno finché l’abbronzatura non è stabile.
Poi conta la texture. Sul corpo uno spray è comodo e veloce, e quando è comodo lo rimetti più volentieri. Sul viso preferisco creme o stick, più precisi e meno “unti”. Se non sai bene che pelle hai, ne parliamo qui in centro: due minuti e lo capiamo insieme guardandola.
Quanta crema serve (qui sbagliamo quasi tutti)
L’errore più comune non è il prodotto: è la quantità. Si mette un velo e via. Per un adulto, la dose giusta per tutto il corpo è circa sei cucchiaini di prodotto. Sì, tanta: è il motivo per cui un solare “dura poco”, perché finalmente lo stai usando come si deve.
E va rimessa ogni due ore, e ogni volta che esci dall’acqua o ti asciughi con il telo, anche quando sulla confezione c’è scritto “water resistant”. Resistente all’acqua vuol dire che tiene un po’ di più, non per sempre. Con i bambini questo vale doppio: loro entrano ed escono dall’acqua venti volte, quindi la crema gliela rimetto a ogni giro.
Dopo il sole, la pelle chiede acqua e calma
La sera, dopo una giornata fuori, la pelle è disidratata anche se non si vede. Una doccia tiepida (non bollente, che secca ancora di più) e un doposole fanno la differenza tra svegliarsi con la pelle morbida o con quella sensazione di cartone.
Il doposole aiuta a mantenere l’idratazione e a calmare gli arrossamenti, così l’abbronzatura dura di più e ti spelli di meno. È il passaggio che salta sempre, ed è proprio quello che si nota il giorno dopo.
Una nota, perché ci tengo
Se noti un neo che cambia forma o colore, una macchia che non ti convince o una scottatura importante, il solare non basta: parlane con il tuo medico o con un dermatologo. Io mi occupo della cura quotidiana e del benessere della pelle, e su questo ti seguo volentieri. Sul resto è giusto affidarsi a chi di dovere.
Se vuoi, scegliamo insieme
In centro lavoro con i solari Sun Soul di Comfort Zone: ci sono protezioni per tutta la famiglia, dai bambini agli adulti, e i doposole per la sera. Se non sai da dove partire, passa da Ritual Space in Via Magenta a Lomagna: guardiamo la tua pelle e quella dei tuoi bambini e scegliamo il prodotto giusto, senza prendere tre cose a caso. Mi trovi anche su WhatsApp al 349 296 2221.
Se ti va di approfondire, ho scritto anche dei consigli su come vivere bene la pelle d’estate.